Perché il direttorio franco-tedesco non può essere garante dell'euro
"E' ora di introdurre la Tobin Tax, una tassa per la quale combattiamo da anni". Lo ha detto il cancelliere Angela Merkel, alla fine del vertice di Berlino durante il quale ha incotrato il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Leggi I coglioni anonimi dello spread, una piccola storia sinistra di Giuliano Ferrara - Leggi La parola d'ordine di Merkozy a Berlino è Tobin tax

"E' ora di introdurre la Tobin Tax, una tassa per la quale combattiamo da anni". Lo ha detto il cancelliere Angela Merkel, alla fine del vertice di Berlino durante il quale ha incotrato il presidente francese, Nicolas Sarkozy [continua a leggere il resoconto del vertice].
La proposta di una Tobin tax europea è osteggiata in modo categorico da Londra e gode invece del sostegno ormai esplicito del premier italiano, Mario Monti. Anche il Papa, Benedetto XVI, questa mattina è intervenuto sulla crisi economica, chiedendo nuove regole che assicurino "una vita dignitosa per tutti".
Il clima di fiducia degli investitori però resta basso: i depositi overnight delle banche presso la Bce hanno toccato un nuovo massimo storico a 463,6 miliardi di euro contro i 455,3 miliardi del giorno predente, segnando il livello più alto dall'introduzione dell'euro. E mentre lo spread Btp-Bund resta ben saldo sopra i 500 punti, continua la flessione a Piazza Affari del titolo Unicredit.
Il tema che l’avvitamento della crisi debitoria italiana, negli ultimi mesi, ha contribuito a portare al centro del dibattito mondiale sul futuro dell’euro è quello della trasformazione della Banca centrale europea in un vero garante della moneta unica [continua a leggere]
A dicembre la Bce era scesa in campo e aveva finanziato le banche del Vecchio continente, anche se la disponibilità di credito a tassi ragionevoli è una condizione necessaria, ma non sufficiente per la crescita [continua a leggere l'editoriale].
Consigli liberali al presidente della Bce, Mario Draghi, li aveva dati anche il rettore della Bocconi, Guido Tabellini, secondo il quale “la Bce dovrebbe avere il coraggio di attuare una svolta radicale nella politica monetaria, tornando ad abbassare i tassi d’interesse” [continua a leggere]
Così sulle pagine del Foglio avevamo pubblicato ampi stralci la lectio magistralis di Adam Posen, membro della Monetary Policy Committee della Bank of England e Senior fellow del Peterson Institute for International Economics, sulla moralità dello stampare moneta [continua a leggere]. Posen spinse affinché la Bank of England mettesse in atto un nuovo maxi acquisto di titoli di stato, per risollevare l’economia e scongiurare la recessione [continua a leggere].
Già Carlo Pelanda aveva scritto sul Foglio come la Bce può diventare (in segreto) il prestatore di ultima istanza: "Per esempio, la Bce non può comprare direttamente titoli di debito, ma può riceverli dalle banche in garanzia di prestiti senza modificare lo statuto. Se lo farà a livello di trilioni di euro, e non solo di centinaia di miliardi come sta facendo, difficilmente il mercato scommetterà sullo scenario di implosione" [continua a leggere].
A ottobre il Foglio aveva pubblicato un appello di economisti e imprenditori per crescere: "I blocchi sociali corporativi e il tappo alla crescita devono saltare – come direbbe qualcuno è pure questione di 'giustizia sociale' – e farlo è solo un problema di volontà politica. Se non ora quando?" [continua a leggere]. Le occasioni perse e i macigni che portano in basso la fiducia nella possibilità di far fronte alla servitù del debito erano state raccontate qui.
Una manovra sviluppista usando il fisco, invece, per il Foglio era possibile. Anche su questo avevamo raccolto pareri e proposte (leggi per esempio quelle di Antonio Martino - Francesco Giavazzi - Alberto Quadrio Curzio - Alberto Alesina - Vito Tanzi - Victor Uckmar - Giorgio Tonini).
Il direttore, Giuliano Ferrara, aveva consigliato all'ex premier Silvio Berlusconi, di fotocopiare e distribuire a Strasburgo l’articolo comparso sul New York Times a firma Paul Krugman: "E’ una splendente intemerata contro gli euroallarmisti, i custodi miopi della stabilità dei prezzi che abitano alla Banca centrale di Francoforte, i masochisti che non comprendono la necessità urgente di foraggiare e promuovere la crescita e il lavoro, stregati come sono, in una logica piccolo-bottegaia, dalle frescacce che loro stessi ci hanno ammannito tutta l’estate sulla grande crisi da debito. Krugman è un keynesiano ultraosservante e un liberal di quattro cotte, ma questo non gli impedisce di essere intelligente, eloquente e libero nel giudizio".
Secondo Krugman, infatti, finché "gli europei si agitano dentro la crisi con mezzi solo fiscali, e stangate dietro stangate, e finché la Banca centrale continuerà a comportarsi da ragioniere generale della moneta, applicando una politica della lesina e della castrazione dell’economia reale, punitiva verso il debito e disastrosa per la crescita, l’Europa non uscirà da una spirale negativa generatrice di possibile recessione".
Stefano Cingolani aveva spiegato perché servirebbe un Krugman a Berlino, per aiutare sia la Germania che l'Europa [Così come Trichet non ha avuto remore nell’acquisto di titoli, ora la Merkel fertilizzi la domanda interna]. Avevano commentato la tesi di Krugman alcuni economisti e intellettuali: Krugman ha ragione, la Bce diventi chiaramente espansionista come la Fed di Gustavo Piga, Non c’è bisogno di essere Krugman per dimostrare che i tedeschi alla Stark sbagliano di Francesco Forte, Moralismo e reticenza: così la Bce sta dimostrando la propria finta indipendenza dagli stati di Giovanni Tria.
Leggi I coglioni anonimi dello spread, una piccola storia sinistra di Giuliano Ferrara